Chiesa San Francesco

La chiesa è conosciuta dalla gente dei paesi vicini come Santu Franziscu Anzelu (San Francesco Angelo) forse per differenziarla dalla chiesa di San Francesco di Lula, ma per la popolazione di Onanì è semplicemente San Francesco. Risale al 1600, come la maggior parte delle chiese di questa zona. In quel periodo infatti le curie elargirono ingenti finanziamenti a livello pecuniario, e le persone furono spinte a costruire più chiese possibili.

Dall’esterno la chiesa non presenta caratteristiche particolari ma all’interno il colpo d’occhio è sorprendente. La chiesa infatti è stata affrescata dall’artista Diego Asproni  nell’estate del 1998, ed è possibile ammirare dei murales che rappresentano alcune scene della vita di San Francesco e della panificazione, pratica tradizionale di Onanì.

La particolarità espressa dall’artista è data dall'inserimento in ogni sua opera, anche quelle di carattere religioso, di elementi propri della Sardegna.

L’affresco può essere suddiviso in due riquadri principali: quelli esterni e quelli centrali. Nei riquadri esterni si narra la vita e la passione di san Francesco d’Assisi mentre nei riquadri centrali si parla della storia e del metodo di produzione del pane. Prima di tutto perché il pane è vita e poi perché il pane è il corpo di Gesù Cristo. Il sangue è invece rappresentato in basso a sinistra da due angeli che hanno in mano un alberello di vite. Per quanto riguarda il pane la descrizione inizia da quando viene prodotto il grano e quindi lavorata la terra: la pratica della zappatura, la semina, la mietitura, la trebbiatura, la raccolta, la macinatura e la produzione del pane carasatu, tipico di questa zona.

I riquadri esterni narrano invece la storia di San Francesco. Il primo racconta quando San Francesco decise di partecipare alla guerra tra Assisi e Perugia, rappresentando la battaglia. Il riquadro centrale a sinistra raffigura Francesco quando venne catturato e imprigionato. Essendo un figlio di ricco mercante, venne liberato dopo il pagamento di una penale ma nonostante tutto si ammalò, sia fisicamente che mentalmente. Dopo la lunga malattia Francesco ebbe l’illuminazione spogliandosi di tutti i suoi averi. Il riquadro più grande rappresenta il viaggio che Francesco volle fare in terra santa; tuttavia a causa di una tempesta venne trascinato indietro, precisamente ad Ancona, non riuscendo mai ad andare in terra santa. Il quarto riquadro narra il restauro della chiesa di San Cosimo da parte di Francesco e dei suoi amici. Da notare che l’architettura della chiesa di San Cosimo è uguale alla chiesa di Santa Maria di Loreto di Onanì. Il penultimo riquadro narra invece la storia più famosa di San Francesco: il miracolo dell’acqua, dove San Francesco, trovato un pellegrino assetato, con un semplice tocco di bastone riuscì a far uscire l’acqua dal terreno. In questa scena è possibile notare il tipico abbigliamento sardo, confermando la "sarditas" presente nell'opera. Nell’ultima scena, infine, è raffigurata la ricezione delle stigmate nel monte Verna, rappresentato in questo caso dal Mont’Albo.

La chiesa è conosciuta dalla gente dei paesi vicini come Santu Franziscu Anzelu (San Francesco Angelo) forse per differenziarla dalla chiesa di San Francesco di Lula, ma per la popolazione di Onanì è semplicemente San Francesco. Risale al 1600, come la maggior parte delle chiese di questa zona. In quel periodo infatti le curie elargirono ingenti finanziamenti a livello pecuniario, e le persone furono spinte a costruire più chiese possibili.

Dall’esterno la chiesa non presenta caratteristiche particolari ma all’interno il colpo d’occhio è sorprendente. La chiesa infatti è stata affrescata dall’artista Diego Asproni  nell’estate del 1998, ed è possibile ammirare dei murales che rappresentano alcune scene della vita di San Francesco e della panificazione, pratica tradizionale di Onanì.

La particolarità espressa dall’artista è data dall'inserimento in ogni sua opera, anche quelle di carattere religioso, di elementi propri della Sardegna.

L’affresco può essere suddiviso in due riquadri principali: quelli esterni e quelli centrali. Nei riquadri esterni si narra la vita e la passione di san Francesco d’Assisi mentre nei riquadri centrali si parla della storia e del metodo di produzione del pane. Prima di tutto perché il pane è vita e poi perché il pane è il corpo di Gesù Cristo. Il sangue è invece rappresentato in basso a sinistra da due angeli che hanno in mano un alberello di vite. Per quanto riguarda il pane la descrizione inizia da quando viene prodotto il grano e quindi lavorata la terra: la pratica della zappatura, la semina, la mietitura, la trebbiatura, la raccolta, la macinatura e la produzione del pane carasatu, tipico di questa zona.

I riquadri esterni narrano invece la storia di San Francesco. Il primo racconta quando San Francesco decise di partecipare alla guerra tra Assisi e Perugia, rappresentando la battaglia. Il riquadro centrale a sinistra raffigura Francesco quando venne catturato e imprigionato. Essendo un figlio di ricco mercante, venne liberato dopo il pagamento di una penale ma nonostante tutto si ammalò, sia fisicamente che mentalmente. Dopo la lunga malattia Francesco ebbe l’illuminazione spogliandosi di tutti i suoi averi. Il riquadro più grande rappresenta il viaggio che Francesco volle fare in terra santa; tuttavia a causa di una tempesta venne trascinato indietro, precisamente ad Ancona, non riuscendo mai ad andare in terra santa. Il quarto riquadro narra il restauro della chiesa di San Cosimo da parte di Francesco e dei suoi amici. Da notare che l’architettura della chiesa di San Cosimo è uguale alla chiesa di Santa Maria di Loreto di Onanì. Il penultimo riquadro narra invece la storia più famosa di San Francesco: il miracolo dell’acqua, dove San Francesco, trovato un pellegrino assetato, con un semplice tocco di bastone riuscì a far uscire l’acqua dal terreno. In questa scena è possibile notare il tipico abbigliamento sardo, confermando la "sarditas" presente nell'opera. Nell’ultima scena, infine, è raffigurata la ricezione delle stigmate nel monte Verna, rappresentato in questo caso dal Mont’Albo.